Il Papa stavolta la spara grossa: “I migranti sono Gesù”

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Se l’immigrazione è un fenomeno politico, allora la politica deve fare le sue scelte e prendere le sue decisioni. Ma se l’immigrato è addirittura… Gesù, come regolarsi? Non lo si può cacciare, volete forse cacciare il figlio di Dio? Ma non si può neanche porre dei limiti alla sua presenza qui, o vincolarne la venuta a determinate condizioni: suvvia, chi si metterebbe a snocciolare l’elenco dei diritti e dei doveri al Cristo, a parte Pilato? Ed ecco, quindi, come Papa Francesco ha risolto la questione dell’immigrazione: non più limitandosi a generici appelli all’umana capacità di accoglienza, ma identificando tout court il migrante e Gesù Cristo. E di fronte al Signore, si sa, c’è un unico atteggiamento valido: aprire il proprio cuore. E le proprie porte. Durante l’Angelus di ieri, Bergoglio si è lasciato andare a una vera e propria teologia dell’immigrazionismo.

Demolendo, per prima cosa, la pietra angolare di ogni società conosciuta nella storia (tranne la nostra): il fatto, cioè, che una comunità debba occuparsi prima dei suoi membri e poi degli altri. “Chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti, i miei amici, i miei connazionali, quelli della mia stessa religione?”, ha chiesto retoricamente il Papa. La risposta è ovviamente negativa: “Non devo catalogare gli altri – ha detto Francesco – per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere il prossimo delle persone che hanno bisogno del mio aiuto. Fatti prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà”. E, citando ancora la parabola del buon Samaritano, ha detto ancora: “Queste domande è bene farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia; il Signore potrà dirci: ‘Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Quel migrante che volevano cacciare via ero io. Quel nonno abbandonato ero io. Quel malato che nessuno va a trovare in ospedale ero io’”.

Roberto Derta

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3 Risposte

  1. su un letto a una piazza se ci metti due possono stare, ma se ne metti tre quattro non possono starci, per il riposo, per il nutrirsi si mangerebbero l’un l’altro.

  2. In africa c’è tanto sole basta insegnarli a seminare e a purificare l’acqua del mare che darebbe da vivere a tutti.

  3. Vincenzo ha detto:

    Santo padre la massimizzazione del principio ama (e soccorritori) il prossimo tuo, chiunque esso sia e quanti ne siano non può non cozzare, ancor prima che pragmaticamente, teologicamente sulla diversità ed armonia dei popoli e dell’ uomo in generale con i suoi simili, entrambe volute da Dio. Senza avere la pretesa del profeta, del teologo o dell’ Imam, come Teresa di Calcutta va aiutato il bisognoso, ma non l’ indifferenziato e diversamente graduato genere. Se così fosse cadrebbero le regole non tanto, o solo, se si vuole, dell’ ordinato vivere, ma quelle che presiedono, secondo un’ accetabile condizione, anche tecnologica, di accoglienza pur nel rispetto dei principi cristiani. È come dire che l’accoglienza indiscriminata di orde dovrebbe vedere un generale e progressivo deterioramento ed impoverimento delle societa’ e della civiltà, quasi a esprimere condizioni di vita rudimentali. Non credoxcye negli arrivi vi sia la l volto di Cristo non essendo tutti bisognosi o, se tali, nella identica ed eguale condizione. A parte i profughi e i rifugiati i bisognosi restano a terra in Africa o nei loro paesi. E sono i più bisognosi. Come Cristo con semplicità indica la strada maestra così noi dovremmo mutuarne le regole senza infrangere la dottrina di Cristo con altre diseguaglianze.

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